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ANDREA PAOLOROSSO

Quando ho scritto il primo libro italiano sulla micropigmentazione, ho scoperto un mondo in grande fermento, composto da operatrici ed operatori che, armati solo della passione per questa tecnica, stavano tentando di arrivare ad una uniformità di tecniche e si scambiavano esperienze “sul campo”, provando ad ottenere un riconoscimento professionale e legislativo. I primi congressi, i primi contatti con l’estero, i primi approcci con il mondo scientifico, erano un tentativo di diffondere e vedere riconosciuta una metodica guardata ancora con diffidenza.

Da allora, quello che veniva chiamato (erroneamente) trucco semipermanente ha fatto passi da gigante, sia nei materiali, sia nelle metodologie di lavoro. Si è compreso che un pigmento inserito nel derma persiste molto a lungo prima di sbiadire e richiede perciò un’altissima professionalità, una lunga preparazione e l’uso di prodotti di qualità elevatissima. I pigmenti odierni sono testati, tracciabili, ipoallergenici e monouso; le parti sensibili del dermografo e gli aghi sono usa e getta; ogni operatore deve superare dei corsi tenuti dalle Asl, che garantiscono sull’igiene e l’assenza di rischi sanitari.

Ma sono soprattutto le metodiche ad aver avuto i maggiori miglioramenti: all’originario trucco estetico si sono aggiunte tecniche parasanitarie, quali la tricopigmentazione e tutta la dermopigmentazione correttiva. In questo modo la pigmentazione, oltre alla sua tradizionale valenza estetica, è divenuta un’ottima arma per migliorare cicatrici, esiti chirurgici, trapianti di capelli e correggere danni o macchie o addirittura malattie come la vitiligine e l’alopecia.

Sono lieto di collaborare con una tecnica appassionata, preparata e scrupolosa come Anna Rosa Giampaoletti, che questa filosofia della micropigmentazione segue e mette in pratica da anni.

Andrea Paolorosso
Medico chirurgo, specialista in Dermatologia.